«age», CollettivOCinetico al Teatro Vascello

Due anni fa abitavo a Ferrara. Un bel giorno si trasferì nel mio palazzo una coppia di ragazzi, il che già era un evento, dato che l’età media era, a parte il nostro appartamento studentesco, parecchio elevata. Il nome che scrissero sul campanello era un enigma: «Collettivo Cinetico», c’era scritto. Iniziarono a ristrutturare, sistemare, spostare, abbellire, erano gentili e cordiali, e avevano una bull terrier che mi si avvicinava docile, in cerca di coccole, ogni volta che ci si incontrava in cortile.

Un giorno me ne andai a far due passi in piazza Trento Trieste, e il Collettivo Cinetico si stava esibendo in «XD – vignette sfuse per uso topico», una performace urbana, con supereroi bendati, corpi seminudi in passamontagna, vignette di fumetti fuori dall’ordinario in giro per la città.

Dopo due anni, eccoli qui, a Roma, al Teatro Vascello, con <age>, uno spettacolo intitolato in omaggio a John Cage, e all’età degli attori.

Il palcoscenico è vuoto, buio. In silenzio, un oggetto per volta, si costruisce la scena, mano a mano che i nomi degli oggetti vengono proiettati sulla ribalta, fino all’arrivo dei nove «esemplari», i teenagers protagonisti della pièce, seduti su due panche al lato sinistro, in attesa di istruzioni. Parte l’Aria sulla quarta coda di Bach.

Gli esemplari conoscono le regole, ma le istruzioni da seguire sono diverse, ogni volta, quindi non si vede mai lo stesso spettacolo. Le istruzioni vengono proiettate e si succedono al suono di un gong. E gli adolescenti si esprimono, ognuno secondo la propria, singolare, personale modalità, a interpretare sé stessi, in tipologie umane, modelli di comportamento, formazioni collettive.

Sottile, divertente, arguto, magistrale.

Grazie a Francesca Pennini, Angelo Pedroni e al Collettivo Cinetico, che torneranno presto a Roma con il loro Amleto.

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Opening “Doorway to identity” @Rossmut Gallery

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©Elena Mantovan

30 Oct 2014 – Brandon Boyd, il front man degli Incubus, all’inaugurazione della mostra “Dorway to Identity” presso la Rossmut Gallery di via dei Vascellari, 33.

Una fila lunghissima, e non ero in lista per entrare. Un post su Facebook visto di sfuggita, ho deciso all’ultimo momento di passare, senza sapere bene cosa e chi avrei trovato. Ma con un po’ di pazienza – e una macchina fotografica – si va dappertutto. Brandon gentile e cordiale, firma autografi, saluta i fan, si fa fotografare, esce meravigliato per dare un’occhiata a quanta gente è arrivata per vedere lui e i suoi acquerelli. Al suo fianco, incantevole, Baelyn Neff.

E così scopro anche Marco Pisanelli, o Seven Moods e la sua arte.

Fantastici, entrambi.