L’ombrello nella grotta

© Elena Mantovan

“Ci ho pensato giorni e giorni, per trovare un modo. Il tubicino della bic non andava bene, la forma non andava bene e le chianche non venivano come dicevo io. Poi un giorno come un altro mi sono girato e ho visto questo ombrello rotto, e l’idea mi è venuta come un lampo nella testa!”

Il sole picchia, la canicola delle undici di mattina non perdona, e la luce abbaglia prepotente di bianco sbattendo sui sassi di Matera. In mezzo al marciapiede un piccolo piedistallo con una strana scultura, la sua silhouette quasi acceca nel contrasto con l’ingresso angusto e scuro della grotta. È la scultura, nonostante il buio, che sembra spingere all’entrarvi.

Vincenzo se ne sta lì in fondo, dando le spalle ai visitatori, chino sul suo polveroso tavolo di lavoro. Non appena gli occhi si abituano allo sbalzo drastico di luce, il bianco prevale anche all’interno del suo laboratorio: oltre al camice immacolato, le sculture di tufo, che in realtà è calcarenite “ma noi lo chiamiamo così perché è più semplice”, riempiono ogni parete, piazzate su scaffali e mensole, appese, addossate, tutte in esposizione. Posaceneri, vasi, ciondoli a forma di cuore, animaletti, cornici. E presepi. Vincenzo si procura interi blocchi di tufo e li scolpisce nei minimi dettagli fino a trasformarli in scorci di Matera, della sua parte più antica e incantata, e vi mette in scena la natività, popolandola di minuscole statuine d’argilla che cuoce in un forno e che dipinge a mano con colori a tempera. “La stella cometa è importantissima, non deve mancare mai!”, sottolinea.

Continue reading